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martedì, 15 novembre 2011

L’alba di un nuovo giorno


alba2

Che lo so che e’ un titolo da filme un poco di quart’ordine, eppero’ mi sento di potermi permettere queste licenze, come na sorta di boccata d’aria. No dai, lo so che non c’e’ niente da esultare, che infatti qui sopra non e’ che sia riuscita a ridere molto spesso ultimamante: mi sarebbi sentita davvero ‘mbecille (piu’ del solito, intendo) (piu’ di quando scrivo in itaGliano, persino). E quindi, no, volevo dire che a volte certe cose a me mettono un punto interrogativo nella testa. Un po’ anche certe bestemmie se vogliamo esser sinceri, comunque.

Ora dico, si sono tanto risentiti questi qui, solo perche’ quello finalmente lo hanno staccato a morsi dalla poltrona e qualcuno ha festeggiato. Oh, capisco che la gente fine vorrebbe l’apolmb, la discrezione anche negli altri (e poi ci hanno gli alleati leghisti che si esprimono a scorregge e a diti medi vedi un po’ che spiritosi!),  avrebbero desiderato meno baccano, una gioia si’,  ma sotto i baffi, contenuta, come dire: stitica.

Una di quelle cose che non fanno restar male i vinti. Poverini.

E allora io mi chiedo: quando mai questo omuncolo si e’ preoccupato per noi? Eppure. Dice, ci aveva molto a cuore. Assi’?

Quelli che erano li’ sotto a Palazzo Grazioli a bere bollicine, e tutti gli altri – come me – che hanno brindato a casa, al lavoro, persino in auto, al bar o nella toilette pur di  farlo,   avevano molto  a cuore loro medesimi e tutti gli altri italiani. Quindi come la mettiamo?

I fatti dicono che lui, l’omuncolo non lo era. Forse lo era per le sue chiappe - mi dicono flaccide - ma non per le nostre.

E si stupisce, si stupiscono del rallegrarsi di chi si e’ sentito svilito, preso in giro, non rappresentato?

Guarda, e’ un po’ come se a una cena succulenta e con mila e mila portate di un Lucullo a caso, il povero servo che vede gli altri mangiare si lasciasse scappare un lamento, e per quel lamento venisse prontamente e severamente redarguito. Ecco. Che non sta bene metter le proprie miserie in vista, e che quello stomaco che brontola, proprio non quadra, in mezzo a quegli ospiti onorevoli, e di fronte al pasto di Lucullo.

Noi, ridotti con le nostre miserie, con i nostri stipendi in lire, svenduti e licenziati, cornuti e mazziati, ma come ci permettiamo di fare un gesto liberatorio?

Loro ruttano sempre e solo e noi non possiamo parlare, esultare per quello che si ritiene un ottimo motivo? Ecco.

Cosi’ che hanno ridotto il nostro Paese. Al silenzio, al consenso forzato. Alla censura.

Ma forse una speranza c’e’, come cantava il gallo menestrello nel film di Disney: Robin Hood.

Fosse anche solo aver la dignita’ restituita.


 


postato da: Morganalarossa alle ore 08:37 | link | commenti
categorie: la storia e qua
domenica, 06 novembre 2011

Ricordarla cosi’


mia zenaE’ molto meglio. Che poi vorrei anche – per le mie due lire scadute – produrre un po’ di inutile mugugno.

Che ieri, andavano e riandavo le immagini terribili della mia citta’ allagata. E i soccorsi, e i fiumi che poche ore prima erano ancora normali strade o scalinate (Genova e’ fatta di salite e scale). E poi ecco che andavano e riandavano le immagini della contestazione al Sindaco. Che a Genova il Sindaco e’ una Sindachessa, in verita’. Ecco. Con una ferocia, un accanimento, che non so, con un uomo non avrebbero usato, secondo me. La sensazione era quella, davvero. Ed era sgradevole. Perche’ in quei momenti di invettiva contro il Sindaco femmina, le ragioni finivano dentro al cesso. Perche’ – lo so che penso cose fuori moda – ho idea che vent’anni di assenza completa di educazione, di rispetto e di dignita’, viste come orpelli d’un'altra stagione remota, abbiano fatto diventare tutti noi, tristi protagonisti di brutti momenti da reality. Il momento di gloria dove c’e’ la telecamera e allora si grida. C’e’ un operatore che ci riprende e allora giu’ urla e epiteti, come nei pomeriggi della D’Urso, o nel repato geriatrico di Uomini e Cofane.

Il brivido dello sfogo, dell’esser protagonisti. In barba alla propria sacrosanta ragione, che se espressa in maniera umana, degna, sarebbe anche da ascoltare. Ma cosi’ no.  La rabbia non giustifica nulla. La maleducazione cosi’ ostentata e’ peggio del danno subito…perche’ ci danneggia due volte.

Ma evidentemente ormai io faccio parte d’un altro pianeta, e non appartengo piu’ a questo mondo urlato.

Appartengo al silenzio dei boschi, alla nebbia che si e’ alzata stamattina.

E allora mi rannicchio qui, e taccio avvilita.


 


postato da: Morganalarossa alle ore 14:51 | link | commenti (6)
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giovedì, 20 ottobre 2011

La fine delle trasmissioni.




Stavo mangiando uno yogurt. Lo so, una cena invidiabile. E mi e’ rimasto il biscotto della salute a meta’ bocca. Ma cosa sto facendo?

Passano nel video le immagini di Gheddafi senza vita. Il volto pesto, insanguinato. E io mangio.

E’ una creatura che non fa piu’ paura, nella sua corporeita’ intaccata. Nella sua umanita’ sfrangiata, sanguinolenta. E’ carne che non serve piu’ e non fa piu’ male. Ma fa male a vederlo.

E mi salgono in gola parole come pieta’, come carita’ umana e hanno un gusto metallico di sangue. Mentre mangio.

Mentre quel corpo viene trascinato, mentre ha perso nome e sostanza. E’ un fantoccio sporco. Una creatura che non respira piu’, era pelle, vene, peli. Occhi aperti. E lo offono cosi’, in pasto giusto in tempo per la cena.

E fa ancora male vederlo, perche’ in quel momento si sospendono i giudizi.

Chissa’ cosa ha pensato il presidente del consiglio, vedendo quelle immagini. Chissa’ se ha avuto un nodo allo stomaco, gli e’ tremata la vena del collo, almeno un po’. Vedendo quel grumo umano con cui condivideva tanto, e pensando – come io spero – che forse quel cadavere e’ un po’ anche lui…


postato da: Morganalarossa alle ore 20:01 | link | commenti (6)
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